Una lettera, da Calcelmo a Faleen
Il cuore della mia amata è una pietra fredda
che si nasconde nel ghiaccio alla nostra vista.
Così alcuni malignano: "Non è lì",
mentre altri sussurrano: "Ma potrebbe, sì".
Anche se la pietra viene da cenere ardente,
una volta formata non fuma né brucia.
Così pure, il cuore di lei non tradisce amore,
né scalda chi circonda quell'ardore.
Come le montagne si innalzano e bramano il cielo,
così gli arrampicatori le scalano, conquistandole.
Con scalpello, corda, ascia e piccone,
costringono la roccia alla sottomissione.
Una vetta si erge fiera in mezzo alla distesa,
invincibile, e mai ascesa.
Coloro che provano a inondarle le pareti
non faranno che bagnare le loro guance.
Perché un attacco violento non può penetrare
quelle profondità custodite in un luogo nascosto.
Ma l'acqua paziente dolcemente scava
un canale segreto diretto al cuore.
Il mio amore è acqua profonda,
ghiaccio che si scioglie al sole.
Uno sciabordio, un desiderio, un appello sussurrato
segnerà il tempo finché non sarò entrato.
Perché io ho abitato tra le rocce,
la mia città è scolpita nella pietra robusta.
Quindi, in questa tana mi trascinerò,
e l'anima che sarà la mia casa scalderò.